Non posso dire di aver letto tutto il libro, quindi sarebbe anche inutile parlarne. Comunque diciamo che sto leggendo, con grande fatica, 101 Reykjavik di Hallgrìmur Helgasson. Pare sia uno dei libri più "generation x" dell’Islanda. Immagino gli altri. No, a parte gli scherzi – è interessante: tenterò una recensione mimetica, per dare l’idea del tono del libro. 101 – 101 come l’album live dei Depeche Mode. Mode modeste modificate a Reykjavik la cicittà del bubuio eterno. Un po’ di aranciata meccanica ma sgasata e corretta dall’ecstasy. Un po’ Irvine Welsh con le palle congelate. Piccoli spermatozoi crescono. Hlinur/Linus è il nais gai trentenne che vive le notti al K bar. Pieno di passera al K bar. Vive con la mamma, abbraccio caldo e lacrime di mamma – ma la mamma è lesbica cazzo, e lui si scopa la donna di sua madre. Senza preservativo. Perché li conta uno due tre quattro cinque e misura la qualità della vita in base al consumo di quei piccoli cappucci di gomma. Insomma, quel tipo di scrittura beat a flusso di coscienza che dopo un po’ rompe i coglioni, detto proprio fuori dai denti. Ma bello però, eh? Compratelo.
VIVA MONSTER ALLERGY (DA CUI L’ICONA DI ZICK)
Recuperate i primi due numeri di Monster Allergy di Barbucci, Canepa, Centomo e Artibani! Tra poco uscirà il terzo albo, e la serie promette veramente bene. Se già W.I.T.C.H. è diventata una serie di enorme successo per la Disney Italia, questa uscita Buena Vista Comics è – se possibile – ancora più accattivante. Certo, c’è dentro la Famiglia Addams e una bella spruzzata di Harry Potter. C’è un tratto un po’ alla Jamie Hewlett (il creatore di Tank Girl e dei Gorillaz animati) rispetto al disegno più in stile manga di W.I.T.C.H. C’è un senso del colore e della luce differente dalle altre serie targate Disney e che non ha caso ne ha decretato il successo in Francia e Germania, dove il fumetto è già considerato un classico da collezionare. L’assunto di base è che Zick vede il mondo invisibile. Mostri bonaccioni e fantasmi, tutti intenti a vivere la loro vita nella città sopraelevata agganciata ai grattacieli del centro. Elena Patata invece vede la realtà e le sue brutture (geniali le gemelline stronze e il cugino animalesco). Entrambi hanno (perso) un gatto. Sfruscio, il gatto di Elena, è il personaggio muto più riuscito della serie. Timothy, il gatto Rex Devon di Zick, è in realtà il suo tutore – ed ha un’intelligenza decisamente superiore a quella umana. Tra Zick ed Elena si sviluppa ovviamente un rapporto se non decisamente sentimentale, almeno analogo a quello che intercorre tra le coppie di detective più famose – mi vengono in mente, quanto ad ironia surreale, David e Maddie di Moonlightning. Correte in edicola, allora… e occhio alle allergie.
GAIMAN E PALAHNIUK, LETTURE AFFASCINANTI
Mi è venuto in mente che ho finito un paio di libri interessanti. Uno è Coraline di Neil Gaiman, consigliato da Cassiel e Horselover Fat, nonché blurbato (come amo usare questo gergo corrotto) da Valerio Evangelisti in persona. L’altro è Ninna Nanna di Chuck Palahniuk – un altro delirante incubo metropolitano. Su Coraline non si possono che esprimere pareri favorevoli. Averne di libri per l’infanzia così, ai miei tempi. Se letto con gli occhi di un bambino, Coraline è abbastanza terrorizzante (così come I lupi nei muri, l’altra "fiaba illustrata" realizzata con Dave McKeane uscita da poco). Immaginate una ragazzina curiosa ma sola, con dei genitori assenti, che la ignorano per la maggior parte del tempo. Coraline scopre esplorando la casa una porta murata che però una bella notte si apre su un mondo parallelo, in cui vivono l’altra sua madre e l’altro suo padre. Due esseri in tutto e per tutto simili ai veri genitori, ma con bottoni neri cuciti nella carne al posto degli occhi. Paura, eh? Siamo dalle parti del mago sabbiolino… Ninna Nanna è invece inquietante per altri aspetti. E’ un libro su un virus, ma è anche esso stesso un virus. Potrei a questo punto declamare, citando Burroughs e Laurie Anderson, che il linguaggio stesso è un virus che viene dallo spazio. Ma non lo farò. Oops, l’ho appena fatto… Ninna Nanna. Dice: leggi l’ultimo libro di Palahniuk. Dico: beh, io ho solo visto il film Fight Club, ma è entrato di prepotenza nei miei Cult Movies. Dice: sì ma questo è diverso. Dico: diverso come. Dice: diverso. Una famiglia disfunzionale (curioso come l’immaginario USA sia sempre più colpito da questo topos) scorrazza per gli states in cerca di una filastrocca, il canto della dolce morte. Pronunciandolo, o anche solo pensandolo e associandolo ad una persona, questa morirà. Tra cadaveri a decine e psichedelia antiglobalizzazione, seguiamo le avventure di Helen, Carl, Ostrica e Mona alla ricerca del grimoire che gli conferirà i poteri magici più sconvolgenti… Oltre ad essere un bel libro, va segnalato il passerotto morto in copertina. E’ molto morbido e liscio, e strofinarlo aiuta nella lettura.